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La leggenda del pasticciotto atranese

Questa che vi raccontiamo è la storia di una famiglia della Costa d’Amalfi, come tante, che ha fatto della tenacia, della passione per il proprio lavoro, la propria filosofia di vita. Una storia divenuta leggenda.

Ad Atrani, nella piazzetta del borgo, dietro l’insegna del bar Vittoria si nasconde una delle tradizioni più grandi e più antiche della pasticceria costiera.

La storia ha inizio quando, nella prima metà del secolo scorso, il gelatiere Francesco Cretella decise di aprire il “Bar Lucia” sulla statale 163 che attraversa il paesino.

Gli affari – sarà stata la posizione, la qualità o anche solo per l’ottima compagnia – andavano a gonfie vele, ma il Cretella lamentava spesso la mancanza di un “qualcosa” che accompagnasse l’ottimo caffè servito al bar: l’idea non tardò ad arrivare. Fu sua moglie, Alda De Pascale, a parlare di un dolce di crema e amarena che il fratello era solito preparare in casa: il signor Cretella non si fece raccontare la storia una seconda volta e si affidò alle mani, allora ancora inesperte, del giovane figlio Matteo. L’esperimento ebbe un ottimo risultato e, nelle mattine a seguire, il “Bar Lucia “ebbe l’onore e il privilegio di servire, accanto al caffè, il pasticciotto.

E’ proprio in questo piccolo caffè della Costa d’Amalfi che il pasticciotto fece la sua prima comparsa, destinato ad un futuro di successo.

Con la costruzione della bretella rotabile che porta già in paese, nei primi anni ’50 Francesco Cretella prese in affitto un altro locale al centro della piazza, più grande, un luogo dove i sogni potevano avere più spazio, insomma un nuovo grande bar: si decise così di lasciare il “Bar Lucia” e di aprire il “Bar Vittoria”.

Forti del successo precedente, il lavoro al Bar Vittoria non mancava tanto da dover impiegare tutti e sei i figli del signor Francesco che continuava a pensare in grande. Erano gli anni ’60, quelli della Dolce Vita e del boom economico e quando si palesò la possibilità di rilevare un locale ad Amalfi, non tentennò nemmeno un minuto, fittandolo ai piedi del Duomo. Nacque così il “Bar Duomo” .

La novità del Bar Duomo era di non essere solo un semplice bar nella nota piazza amalfitana, ma di affiancare alla caffetteria anche la pasticceria, così da permettere al figlio Matteo di perfezionarsi in quell’arte che tanto lo appassionava.

I due bar collaborarono per molto tempo, poi nel corso degli anni i fratelli si divisero: Serafino aprì una gelateria portando avanti la tradizione paterna, Wanda rimase al Bar Vittoria (del quale è tuttora proprietaria) e Matteo rimase ad Amalfi.

In quegli anni la fama del pasticciere Matteo iniziava a lievitare; nessun dolce che usciva dal suo laboratorio (premurosamente confezionato dalla sorella Maria) ha mai ricevuto una critica negativa, un appunto, se non un complimento da chi si stava deliziando il palato.

Ambizioso come il padre, Matteo non si fermò alla preparazione dei soliti dolci, ma, intorno agli anni ’70, si ritrovò tra le mani una bozza incompleta di una ricetta che gli aveva lasciato il cognato italo-americano Enzo; Matteo lavorò molto, prima sulla ricetta personalizzandola e poi, dopo non pochi tentativi, riuscì nella speciale Torta al Limone che tutti gli amalfitani conoscono e ancora decantano.

Come tutte le belle favole c’ è sempre un finale più o meno amaro: negli anni ’80 il Bar Duomo venne chiuso e Matteo decise di dividere il grande laboratorio per ricavarne una pasticceria. Nel Natale del 1987, con l’aiuto dei figli Alda, Cinzia e Francesco, aprì la “Pasticceria Duomo”.

Il locale era piccolissimo e, la domenica, la fila di clienti si prolungava anche nel cortile antistante: quasi una gara per portare a tavola quelle delizie, come per strappare un premio, dal Pasticciotto al Babà, dalla Torta al Limone alla Zeppola di San Giuseppe, dal Profitterolles al Limone alla Millefoglie e, a chi chiedeva le ricette, Matteo era solito rispondere: “Signora le ricette le dà il medico!”.

A causa di uno sfratto, nel 2006 anche la pasticceria dovette chiudere, ma Matteo, con la caparbietà scritta nel suo codice genetico, non si fermò nemmeno all’età di settant’ anni e a casa sua – per la felicità di parenti e amici – continuò a fare quei dolci, la sua vita, mettendo a dura prova la pazienza della moglie Lucia.

Il 6 gennaio scorso, in seguito all’aggravarsi di una brutta malattia che lo tormentava da anni, il pasticciere Matteo ci ha lasciato.

Un amalfitano andandolo a trovare nel giorno in cui la pasticceria Duomo stava chiudendo disse: “Matteo non essere triste! Tu hai scritto un pezzo di storia, sta agli altri leggerla!”

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